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Nei giorni 1-3 febbraio 1999 ha avuto luogo, presso il Grand
Hotel Billia di Saint Vincent (AO), l'8° Congresso Nazionale
del G.I.S.M.A.D., con la partecipazione di circa 200 specialisti
di varia estrazione (internisti, gastroenterologi, chirurghi,
endoscopisti ecc.). Seguendo la tradizione congressuale dell'Associazione,
è stato organizzato un Corso di Aggiornamento cui hanno
partecipato circa 80 soci. L'argomento di quest'anno ha riguardato
l'analisi delle metodiche di studio della motilità,
sia in termini tecnici (elaborazione dei dati) che in termini
di indicazioni cliniche ed appropriatezza d'impiego. Una sintesi
di quest'ultima sessione, svolta dal dott. Baldi, viene qui
riportata con lo scopo di fornire uno spunto di riflessione
critica circa il corretto utilizzo di queste metodiche.
Lo studio della motilità digestiva ha rappresentato
per molto tempo un settore di esclusiva ricerca scientifica
sia perchè le metodiche erano concentrate solo in pochi
centri specializzati sia perchè i campi di applicazione
clinica risultavano piuttosto limitati. In anni recenti, però,
si è giunti ad un più preciso inquadramento
fisiopatologico e nosografico dei disordini della motilità
e pertanto lo studio della motilità è entrato
a far parte del bagaglio diagnostico della moderna gastroenterologia.
Questo ha portato ad un notevole incremento nella diffusione
delle metodiche a cui però non è corrisposto,
come spesso accade, uno sofrzo altrettanto importante per
valutare l'impatto che queste indagini potevano avere nella
gestione del paziente. In altre parole, vi sono tuttora solo
scarse informazioni circa l'influenza che queste indagini
possono avere nel modificare gli esiti del processo gestionale
e terapeutico dei pazienti affetti da sindromi cliniche correlabili
a disordini della motilità.
Un tentativo di razionalizzare l'utilizzo di queste metodiche
tenendo conto del loro impatto sull'outcome clinico del paziente
può attualmente essere fatto solo per alcune di esse
(manometria) e per certi campi di applicazione (patologia
motoria dell'esofago).
Per la manometria esofagea è possibile formulare una
guida all'utilizzo basata su indicazioni cliniche che tengono
conto della penetranza diagnostica del test, intesa come capacità
di documentare l'esistenza di anomalie motorie in sottogruppi
di pazienti selezionati sulla base del quadro clinico. In
questo caso ciò risulta relativamente facile dal momento
che la diagnosi e la classificazione dei disordini della motilità
esofagea sono basate fondamentalmente sul reperto manometrico.
La stessa metodica (manometria) utilizzata in altri distretti,
come ad esempio il tratto gastrointestinale o retto-colico,
non consente invece un'analoga valutazione dal momento che
i parametri di analisi non sono ancora stati adeguatamente
standardizzati e non esiste una soddisfacente classificazione
dei disordini motori documentati in questi segmenti.
In definitiva le metodiche consentono indubbiamente un arricchimento
delle nostre conoscenze circa i meccanismi fisiopatologici
che sono alla base delle sindromi funzionali gastroenterologiche;
per la maggior parte di esse sono però tuttora carenti
gli studi volti a stabilire la reale efficacia in termini
diagnostici e soprattutto il loro impatto sull'outcome clinico.
Dall'inchiesta condotta dal G.I.S.M.A.D. nel corso del 1997
sul territorio nazionale si ricava l'impatto in termini quantitativi
delle metodiche di studio della motilità. Al primo
posto risultano le pH-metrie e le manometrie esofagee che
insieme costituiscono più della metà degli esami
eseguiti. La spesa corrispondente, calcolata utilizzando i
costi unitari prodotti recentemente da una commissione SIED
tenendo conto sia dell'ammortamento dei beni strumentali che
del tempo medico e infermieristico, risulta piuttosto elevata.
Pertanto l'analisi critica dell'appropriatezza d'impiego riguarderà
queste due metodiche (tabella 1).
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Centri ospedalieri/universitari intervistati
al 31/12/1997 n= 587
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Centri Motilità "attivi"
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n= 190 (32,4%)
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Numero annuale (1996) esami eseguiti
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PH-metrie
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11.904
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27.4%
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Manometrie esofagee
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10.951
|
25.2%
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Svuotamento gastrico
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9.312
|
21.4%
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Manometrie anorettali
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7.055
|
16.2%
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Tempi di transito
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3.565
|
8.2%
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Manometrie G-I
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459
|
1%
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Manometrie colon
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149
|
0.45%
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Manometrie vie biliari
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72
|
0.2%
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Totale
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43.467
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Numero medio annuale di esami eseguiti
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n= 231
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Costo unitario
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Costo totale
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PH-metria
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£325.991
|
£3.880.000.000
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Manometria esofagea
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£221.879
|
£2.429.000.000
|
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Manometria anorettale
|
£210.034
|
£1.481.000.000
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Tabella 1: Centri di motilità
Digestiva operanti sul territorio nazionale
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L'analisi delle metodiche in termini di "qualità"
prevede la verifica di una serie di attributi di cui i più
importanti sono l'efficacy, l'effectiveness e l'efficiency.
Non vi è dubbio che sia la manometria che la pH-metria
hanno un'efficacia assoluta estremamente elevata. Esse infatti
rappresentano l'unico mezzo per acquisire informazioni rispettivamente
sull'attività contrattile dell'esofago e reflusso acido
gastro-esofageo. Esse inoltre costituiscono il "gold
standard" di se stesse non essendo possibile confrontarle
con metodiche equivalenti. Ben diversa è invece la
valutazione della loro efficacia relativa e della loro efficienza
che devono essere considerate in un contesto clinico molto
più contingente e legato alla variabilità delle
situazioni patologiche e delle risorse disponibili (tabella
2).
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Efficacia assoluta
(efficacy)
|
Capacità teorica di
ottenere i risultati attesi |
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Efficacia relativa (effectiveness)
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Capacità concreta
di ottenere risultati utili per il paziente |
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|
Efficienza
(efficiency)
|
Capacità concreta
di ottenere benefici con la minor quantità di
rischi |
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Tabella 2: Analisi delle metodiche
in termini di "qualità" (come, quando,
perchè, con che risultato).
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L'analisi dell'efficacia relativa o clinica può essere
effettuata utilizzando due indicatori, e cioè la penetranza
diagnostica, intesa soprattutto come sensibilità diagnostica,
e la capacità di incidere sull'outcome del paziente
in termini di indirizzo terapeutico e management (tabella
3).
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|
Penetranza diagnostica (sensibilità)
|
|
|
Incidenza sull'outcome/management del paziente
|
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| Tabella 3: Efficacia relativa (effectiveness) |
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La sensibilità diagnostica viene in genere valutata
come capacità di rilevare le anomalie nei soggetti
malati. Una metodica sarà quindi tanto più sensibile
quanto più frequentemente fornirà diagnosi positive
nei pazienti affetti da una data patologia. E' ovvio che la
sensibilità sarà diversa a seconda del referral,
cioè del gruppo di pazienti sui quali la metodica viene
testata (da cui consegue anche l'importanza delle indicazioni).
Nel caso della manometria esofagea essa è indicativamente
del 70% nei pazienti con disfagia non-organica mentre scende
al 40% nei casi con dolore toracico non-cardiaco. Per contro,
la pH-metria esofagea risulta decisamente più sensibile
nei pazienti con esofagite documentata (dove però ha
minore valore diagnostico) mentre non supera il valore del
50% nei casi con pirosi, anche tenendo conto del calcolo dell'indice
sintomatologico (tabella 4).
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Manometria esofagea
|
disfagia |
70% |
|
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|
NCCP |
40% |
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PH-metria esofagea
|
pirosi |
50% |
|
| |
esofagite |
70% |
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| Tabella 4: Sensibilità
diagnostica: diagnosi positive (%) |
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Risulta sicuramente più difficile la valutazione della
capacità di una metodica diagnostica di incidere sull'outcome
del paziente. Un possibile approccio può essere quello
di valutare la frequenza con cui la metodica conferma o modifica
il quesito diagnostico con cui il paziente viene inviato,
anche in considerazione del fatto che si tratta di metodiche
di II o III livello. E' evidente inoltre che la variazione
diagnostica avrà peso maggiore nell'influenzare le
scelte terapeutiche e gestionali dei pazienti. In questo senso
la manometria risulta poco utile nei pazienti inviati con
quesito clinico di acalasia, già sospettata sulla base
dei sintomi e dei reperti morfologici, mentre diviene praticamente
indispensabile per accertare l'esistenza di un esofago "a
schiaccianoci" (NUT) o di uno spasmo esofageo diffuso
(SED). Nel caso della pH-metria essa è in grado di
confermare la diagnosi in circa i 2/3 dei pazienti con sintomi
tipici (negli altri casi si pone un grosso quesito circa l'origine
della sintomatologia o la possibile inadeguatezza della metodica)
mentre evidenzia l'esistenza di una malattia da reflusso in
circa la metà dei casi con sintomi atipici. In quest'ultimo
gruppo di pazienti riveste un ruolo molto importante poichè
condiziona necessariamente la strategia terapeutica degli
stessi (tabella 5).
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| Manometria esofagea(da Johnston,
1993) |
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| |
Diagnosi confermate (%)
|
Diagnosi cambiate (%)
|
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| Acalasia(n= 48) |
93.7
|
6.3
|
|
| NUT (n= 7) |
0
|
100
|
|
| SED (n= 36) |
5.5
|
94.5
|
|
| Malatt. Sist (n= 21) |
76.2
|
23.8
|
| SED (n= 36) |
5.5
|
94.5
|
|
| |
50.8
|
49.2
|
| PH-metria esofagea (studio
policentrico G.I.S.M.A.D., 1996) |
|
| |
Diagnosi confermate (%)
|
Diagnosi cambiate (%)
|
| S. tipici (n= 114) |
65
|
?
|
|
| S. atipici (n= 116) |
48
|
52
|
| |
| Tabella 5: incidenza sulla
diagnosi finale (outcome/management) |
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La valutazione dell'efficienza richiede un'analisi dei cosiddetti
rischi/benefici o costi/benefici. In altri termini una metodica
efficiente sarà quella in grado di fornire i migliori
risultati con i minori rischi per il paziente e i minori costi
per il sistema. Un requisito fondamentale per l'efficienza
è quello dell'appropriatezza d'impiego della metodica
ed a tale scopo diviene importante poter disporre di linee
guida. Queste ultime però dovrebbero avere alcune caratteristiche
di "qualità" (vedi elenco) senza le quali
potrebbero non ottenere i risultati attesi
(tabella 6).
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Linee Guida
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Valide
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Flessibili |
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|
Riproducibili
|
Chiare |
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|
Rappresentative
|
Documentate |
|
|
Applicabili
|
Aggiornate |
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| Tabella 6: Efficienza (efficiency),
appropriatezza d'impiego |
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